Il buon proposito di questo mese
Non abbiamo dimenticato i buoni propositi del 2026 e in questo post includeremo un riepilogo delle votazioni ricevute, rispetto al sondaggio che avevamo lanciato.
I risultati riportati non sono una classifica di merito, sono stati raggruppati per percentuali di voto, dal più alto al più basso, solo per facilitarne la lettura e dare un’idea di come, chi ha partecipato, si è orientato nelle scelta. Senza giudizi di valore.
Quando vi abbiamo proposto il questionario ci interessava conoscere quale impegno avreste voluto prendere con voi stesse e con voi stessi a partire da alcuni temi importanti, per contrastare disuguaglianze e la violenza, verso un mondo più inclusivo.
Nell’arco dell’anno vi proporremo i dodici argomenti del sondaggio con qualche consiglio per approfondire.
Il tema stereotipi di genere era in cima al gruppo dei 12 buoni propositi per il 2026, ma poiché include sia i comportamenti, sia il linguaggio, abbiamo inserito in questa prima riflessione, anche il punto 5 della lista.
- 01. Contrastare gli stereotipi di genere 57,1% – il più votato
- 05. Eliminare un certo intercalare sessista nel linguaggio quotidiano 20,9% – il meno votato
Iniziamo.
La nostra società utilizza i ruoli per organizzare e definire la sua struttura affinché tutto funzioni, in teoria, in maniera efficiente, ma ogni ruolo ha senso solo se ne puoi uscire, se lo puoi condividere o se puoi scegliere di non interpretarlo.
Diciamo che il ruolo corrisponde ad un’aspettativa sociale e lo stereotipo è la sua massima semplificazione, ossia il modo in cui strategicamente e con superficialità il nostro cervello cerca di arrivare dritto al punto nell’individuare chi ha davanti. Potrebbe non sembrarvi un male, ma lo è se diventa il solo modo per definire le persone.
Voi vorreste essere semplificati, banalizzati dentro un pregiudizio?
Il problema si pone quando lo stereotipo diventa una norma interiorizzata e semplicistica che cristallizza gli individui dentro un preconcetto e se questo è fissato culturalmente, impedisce il pieno sviluppo della persona e ne limita di fatto le opportunità e la libertà di scelta nell’autodeterminarsi.
Cose da donne, cose da uomini
Questa semplificazione ghettizza e ingabbia gli individui dentro aspettative assolute che non lasciano margini di libertà. Gli stereotipi diventano pericoli in molti modi, specie se diventano tanto comuni e normali da creare disuguaglianze e false verità come ad esempio su cosa debbano fare le donne e cosa gli uomini, basandosi solo su opinioni e presunte verità biologiche o facilonerie empiriche.
Un esempio? Gli uomini sono più forti e le donne più deboli, non considerando che forza e debolezza non si misurano in kg da sollevare. Per cui avere le palle o essere cazzuti tende a circoscrivere il coraggio dentro immagini simboliche francamente imbarazzanti.
Donne e uomini si trovano imprigionati dentro luoghi comuni del significato
- Un vero uomo non piange
- Le donne non sanno guidare
- Chissà come avrà fatto carriera quella lì … è troppo bella per essere intelligente
- A casa tua è tua moglie che porta i pantaloni?
- Davvero fai il mammo?
Sono ancora più pericolosi perché finiamo per esserne così assuefatti da usarli come se fossero una normalità neutra, come l’acqua per i pesci: ci siamo immersi e neppure ce ne accorgiamo.
Parole e realtà
Pensiamo alle parole che usiamo e al modo in cui sviliscono le persone o denigrano un intero genere: sei una femminuccia; non fare la femminuccia. Essere femmina diventa così essere ridotti ad un genere vassallo, secondario, minoritario, di poco valore. Il paradosso è che viene persino usato in direzione delle stesse bambine a cui si chiede di non essere quello che sono, ammesso e non concesso che questo significhi qualcosa.
Le parole che usiamo non servono solo a descrivere la realtà ma contribuiscono a formarla, per questo in una società che cambia, che si muove, muta e che ha nuove esigenze, smontare stereotipi linguistici è una strada che dobbiamo iniziare a percorrere.
Gli stereotipi riguardano tutte e tutti, liberarcene dipende da noi, liberarcene sarà il vero punto di svolta e un beneficio per un futuro di parità e di opportunità.
Vi proponiamo per approfondire un piccolo percorso bibliografico. Una suggestione letteraria tanto per farvi un’idea del tema, magari per dare slancio ai vostri buoni propositi.
Sono stati scelti libri che potete leggere anche saltando o da un capitolo all’altro, seguendo quello che è più nelle vostre corde o che più vi incuriosisce.

Che palle ‘sti stereotipi. 25 modi di dire che ci hanno incasinato la vita, Laura Nacci, Marta Pettolino Valfrè, Fabbri Editori.
Potete leggere questo libro (anche in ebook), saltando dentro il capitolo che più vi interessa.
Un testo scritto da due linguiste che vi invitano a cercare un modo per abbandonare stereotipati modi di dire a favore di una maggiore parità e inclusività, dentro esempi e suggerimenti per ribaltare frasi ed espressioni.
Il libro ha una struttura schematica ma efficace, che guida dentro precise espressioni linguistiche secondo step: parola chiave, origine e a seguire domande per riflettere: Ci avevi mai pensato? Ma cosa succede a livello mentale? Portandovi a considerare il risvolto del linguaggio a livello sociale e per finire indicando Come rispondere quando qualcuno usa stereotipi espressivi (sia in contesti formali, che tra amici) ossia Come dirlo con altre parole.
Proprio in quest’ultima sezione troverete un suggerimento per ribaltare l’espressione linguistica in oggetto. Potreste non trovare che sia la soluzione più adatta a voi, ma potete cercare il vostro modo per sovvertirla, smontarla, cambiarla secondo la strategia più adatta al vostro modo di essere.
Il prossimo libro che vi proponiamo è:
Io dico no agli stereotipi. 10 parole per capire il mondo, Carolina Capria, Mariella Martucci, Mondadori.
Un piccolo libro fatto di parole chiave che introducono allo stereotipo dentro la nostra vita quotidiana. Situazioni reali più o meno evidenti che ci mettono faccia a faccia con la discriminazione, l’iniqua distribuzione delle opportunità legate al genere, alle aspettative e alla conformità fisica o di immagine che siamo chiamati a soddisfare.
L’intento del libro è cercare di guardare alle situazioni che ci si presentano interrogandoci sulle diverse prospettive di uno stereotipo, invitandoci a vestire i panni degli altri, avendo uno sguardo più attento e critico sulle cose.
Anche in questo caso il suggerimento è quello di iniziare dal capitolo dentro il quale vi rispecchiate, magari provando a cambiare il modo in cui lo stereotipo ci limita o ci fa sentire limitate/i spesso oltre il genere di appartenenza.

Per finire alcuni libri per ragazzi e ragazze e per i più piccoli tra loro

Rompi le scatole! Idee e storie per fare a pezzi stereotipi e pregiudizi, Pina Caporaso, Cristina Portolano, Settenove
Fresco di stampa è l’ultimo uscito per la casa editrice Settenove, un testo che coinvolge il lettore grazie alla commistione di immagini e contenuti di facile lettura, mai banali.
Ottimo per lettori che voglio confrontarsi con storie vere di persone che hanno superato gli stereotipi, portandoci esempi concreti e situazioni su cui riflettere.
Nota sulla casa editrice.
“Settenove nasce nel 2013 ed è il primo progetto editoriale italiano interamente dedicato alla prevenzione della discriminazione e della violenza di genere. Affronta il tema da punti di vista differenti e attraverso tutti i generi letterari, con un’attenzione particolare alla narrativa per l’infanzia e l’adolescenza, italiana e internazionale, che contribuisce allo sviluppo di un immaginario libero da stereotipi”.
Entrambi albi illustrati per la fascia della materna esplorano la libertà di essere senza vincoli, perché ognuno possa esprimere e sperimentare se stesso dentro le possibilità che più lo rispecchiano.


Buona lettura
Ci vediamo al prossimo Buon proposito.
Vi lasciamo con i risultati del sondaggio.
Grazie a tutte e tutti coloro che hanno partecipato e a chi vorrà unirsi all’invito di adottare uno di questi temi per provare a cambiare il mondo un piccolo gesto alla volta.




