Una violenza nascosta, fatta sul corpo delle donne
Si tende a pensare che questo argomento riguardi paesi lontani e diversi da noi, ma è un tema che dobbiamo cominciare a considerare nelle nostre comunità, per una maggiore integrazione e per il superamento di queste forme di violenza silenziosa e nascosta.
I dati reali e certi sono pochi perché il sommerso è molto profondo, perché incrociarli è difficile e reperirli direttamente ancora di più. I casi riguardano spesso le bambine e le ragazze minorenni e farli venire a galla è un problema complesso.
Si stima che abbiano subito mutilazioni genitali oltre 200 milioni di donne nel mondo, di cui almeno 600 000 in Europa.
Dati dell’Unione Europea del 2025
Le mutilazioni genitali sono ufficialmente proibite e vietate in molti stati (Italia compresa), ma si praticano, secondo i dati delle Nazioni Unite, in 30 paesi tra Africa (Guinea e Somalia detengono il primato di donne sottoposte a mutilazione genitale, oltre il 90% della loro popolazione femminile), Medio Oriente e alcuni paesi asiatici (India e Pakistan soprattutto).
La problematica è estesa a tutti i continenti, per effetto dei flussi migratori: si verificano casi di MGF anche in Europa, Nord America, Australia e Nuova Zelanda.
Dalle ultime ricerche condotte dall’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere, in Italia dal 15 al 24% delle ragazze sono a rischio di MGF: sono principalmente di età compresa tra 0 e 18 anni provenienti da paesi in cui questa pratica è comune.
Bambine, ragazze, donne, non dati statistici, ma persone.
Non è importante parlare solo dei dati, perché anche solo una bambina che sia costretta a subire queste pratiche, incapace di scegliere e di decidere è un problema che ci riguarda come umanità.
Dovrebbe essere vissuto come un dolore assordante, che dovremmo avvertire nel corpo e nella mente, perché per molte è una condanna alla violenza sistematica mascherata da normalità.
Parlare del sesso delle donne è ancora un problema e il corpo delle donne è da sempre considerato un luogo sporco, impuro di cui vergognarsi e questo è presente nella società odierna e oggetto di segregazione e di controllo.
Le mutilazioni genitali femminili (MGF) sono pratiche di rimozione parziale o totale dei genitali esterni femminili o un loro danneggiamento per finalità non mediche.
Atti estremamente traumatici che possono avere gravi conseguenze sulla salute fisica, psichica e sessuale delle bambine e delle giovani ragazze che le subiscono.
Definizione dell’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità)
Perché avvengono? Quale origine hanno?
Le origini di queste pratiche sono molto antiche si radicano nelle tradizioni delle comunità africane, asiatiche e medio orientali che nulla hanno a che fare con la religione, benché siano presenti come rituali tradizionali dentro comunità mussulmane, cristiane o animiste.
Resta principalmente un’idea patriarcale indirizzata al controllo della donna, del suo corpo, la sua sessualità e le sue azioni. Benché siano le donne a praticarla e a divulgarla di fatto rappresenta una coercizione maschile di stampo patriarcale.
5 motivazioni sbagliate a supporto della pratica delle MGF
- Ragioni sessuali: preservare la purezza – si crede erroneamente che aumenti il piacere maschile;
- Ragioni tradizionali: sono riti di passaggio che traghettano la bambina nell’età adulta, spesso per aumentare le opportunità di matrimonio – ma sono strumentalizzazioni;
- Ragioni religiose: nessuna religione promuove le mutilazioni genitali – sono attività barbariche e ataviche che nulla hanno a che fare con la fede religiosa;
- Ragioni sanitarie: sono false credenze che suppongono erroneamente un parto più facile e aumentano la fertilità;
- Ragioni estetiche: si pensa erroneamente che la donna acquisisca un valore estetico maggiore.
Le mutilazioni sono inutilmente dolorose e hanno implicazioni serie non solo sulla salute fisica delle donne ma anche a livello psicologico, perché si inseriscono di diritto dentro pratiche assurdamente lesive e dolorose che creano traumi, partendo da basi senza alcuna validità né scientifica, né di rispetto dei diritti umani.
Prevenire il fenomeno
Questo fenomeno è molto delicato e complesso e ha bisogno di precise linee guida per essere affrontato.
È necessario creare una rete sul territorio che si raccordi con istituzioni, presidi ospedalieri e formazione, è il solo modo per dare accoglienza, risorse e possibilità di cambiare a quelle donne che hanno già subito questa forma di violenza e decidano quindi di non volere più che le MGF siano praticate dentro le loro comunità.
È necessario un approccio multidisciplinare che metta al centro la salute delle donne e delle bambine, specie nei paesi di accoglienza migratoria, per prevenire il diffondersi di queste pratiche lesive che di fatto sono radicate dentro irragionevoli credenze, senza però stigmatizzare chi le ha subite o la cerchia sociale dentro cui la donna vive ed è inserita.
La sola proibizione del fenomeno in Italia e nel resto del mondo non è sufficiente poiché molto spesso le famiglie tendono a effettuare queste pratiche attraverso viaggi nei loro paesi d’origine.
C’è bisogno di un approccio sensibile, misurato sulla singola persona, che non sia stigmatizzante, che cerchi di promuovere sia la salute fisica che psicologica, evitando una colpevolizzazione della vittima, con la possibilità di indirizzare la donna dentro un percorso medico e psicologico che la aiuti sia in caso di cura delle patologie accessorie dovute alle mutilazioni genitali, sia in caso di ricostruzione chirurgica o in caso di parto.
Serve quindi un team multidisciplinare formato e preparato sul tema, in ambito medico a vari livelli, per la mediazione interculturale, l’accoglienza e la formazione come il personale dei CAV o di altre associazioni di volontariato che possa fare rete. Lo scopo comune è quello di aiutare e sostenere le donne dentro un percorso di consapevolezza e cura.
Per capire la complessità di questo intervento corale vi condividiamo un video che introduce in maniera chiara e utile come deve essere strutturata una rete per contrastare il fenomeno di MGF e anche quello dei matrimoni precoci e forzati (MPF).
Non importa da quale parte del mondo si arrivi e si è nate/i, la tutela delle donne, della loro salute e della loro libertà è un problema che riguarda tutte e tutti.
Approfondisci e informati per saperne di più:
- dal punto di vista normativo in Europa: Parlamento europeo;
- sul racconto di testimonianze dirette: Unicef;
- leggere e conoscere il problema dentro più prospettive: Actionaid Italia.


