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Quando il corpo ritrova la sua voce: rinascere nella danza

Laboratori di movimento somatico con la compagnia WADE di Giada Matteini

Per il terzo anno consecutivo il Centro Antiviolenza Rompi Il Silenzio ha avuto il piacere di ospitare i laboratori di movimento somatico condotti da Giada Matteini insieme alle danzatrici della compagnia WADE – Wandering Avian Dance Experience.

Un appuntamento che, anno dopo anno, si è trasformato in un’esperienza significativa, sia per le donne che stanno affrontando un percorso di uscita dalla violenza, sia per le operatrici del Centro Rompi il Silenzio.

Uno spazio di incontro in cui il corpo diventa protagonista di un processo di ascolto, riconnessione e libertà.

L’incontro con Giada Matteini

La collaborazione tra Rompi Il Silenzio e WADE nasce dall’incontro tra due realtà che operano in ambiti differenti ma condividono una stessa visione: promuovere una cultura del rispetto, contrastare la violenza di genere e costruire percorsi che restituiscano alle donne autonomia, dignità e possibilità di scelta.

Fu proprio Giada Matteini a contattarci alcuni anni fa, proponendo di mettere la propria esperienza artistica e pedagogica al servizio delle donne accolte dal Centro Antiviolenza.

Da quella prima mail è nato un dialogo che continua ancora oggi e che testimonia come il lavoro di rete possa generare esperienze profonde, capaci di integrare competenze diverse e offrire nuovi strumenti nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza.

L’arte come pratica di trasformazione

WADE è un’organizzazione interdisciplinare fondata nel 2020 da Giada Matteini, artista italiana, residente a New York, performer, docente universitaria, coreografa e produttrice culturale.

L’organizzazione nasce da una domanda semplice quanto urgente: quale ruolo possono avere le arti performative nella prevenzione e nel contrasto della violenza di genere?

Da questa riflessione prende forma un progetto che utilizza danza, ricerca, formazione e coinvolgimento delle comunità per affrontare temi legati alla violenza sistemica, all’equità sociale e alla giustizia di genere. Tutto il lavoro di WADE si fonda su un approccio trauma-informed, che pone al centro la sicurezza, l’ascolto e il rispetto dell’esperienza di ogni donna.

L’impegno di WADE per rinascere nella danza dopo una violenza

Nel corso degli anni WADE ha sviluppato residenze artistiche, festival, spettacoli, percorsi educativi e collaborazioni internazionali con università, organizzazioni culturali e centri antiviolenza, costruendo un linguaggio artistico che non separa mai la creazione estetica dall’impegno sociale.

Un ruolo fondamentale nel progetto è svolto da Ai Isshiki, pianista di formazione classica, compositrice e musicista sperimentale con sede a New York.

Le sue opere sono state presentate in contesti che spaziano dalla danza al cinema, attraversando e mettendo in dialogo diversi linguaggi artistici. Da oltre dieci anni collabora con Giada Matteini presso la Tisch School of the Arts della New York University, dove accompagna il lavoro coreografico con la musica.

La sua ricerca nasce dalla convinzione che il suono e la musica possano diventare strumenti di ascolto, relazione e valorizzazione delle risorse interiori di ogni persona.

Questo interesse l’ha portata ad approfondire anche l’ambito terapeutico: attualmente sta frequentando un corso di laurea magistrale in Musicoterapia presso la Montclair State University, con l’obiettivo di ottenere la certificazione professionale come musicoterapeuta.

Il corpo racconta ciò che le parole non sempre riescono a dire

I laboratori, aperti sia alle donne seguite dal Centro Antiviolenza, sia alle operatrici, si sono svolti nell’arco di due giornate. L’obiettivo era quello di creare uno spazio sicuro nel quale poter ascoltare il proprio corpo, riconoscerne i limiti, le risorse e le possibilità.

Per chi ha vissuto esperienze di violenza, il rapporto con il proprio corpo può essere profondamente trasformato.

Può diventare il luogo in cui si sedimentano paura, controllo, vergogna, tensione e senso di estraneità, perché è proprio sul corpo che la violenza lascia spesso le sue tracce più profonde, anche quando non sono visibili.

Accanto a questo vissuto personale esiste anche una dimensione culturale

Il corpo delle donne continua a essere uno spazio sul quale si esercitano aspettative, giudizi e forme di controllo. Viene osservato, valutato, disciplinato e troppo spesso altri decidono come dovrebbe apparire, comportarsi o persino quali confini dovrebbe avere.

Per questo motivo riportare l’attenzione sul corpo significa compiere un gesto profondamente politico oltre che personale.

Cosa abbiamo condiviso in questi due giorni

Durante i laboratori ci siamo focalizzate sul movimento e sull’ascolto.

Questi momenti si sono alternati a improvvisazioni musicali dal vivo, al pianoforte, eseguite da Ai Isshiki. La musica non è stata un semplice accompagnamento, ma è entrata in dialogo con il movimento, sostenendo il ritmo dell’esperienza e la relazione tra le partecipanti.

Attraverso esercizi di respirazione, esplorazione dello spazio e improvvisazione guidata, ognuna ha potuto sperimentare la possibilità di abitare il proprio corpo senza giudizio.

Il suono e il gesto si sono così intrecciati in un unico percorso espressivo, contribuendo a creare uno spazio di presenza, connessione e libertà dove il corpo torna a essere una casa: un luogo da abitare con rispetto, libertà e consapevolezza e che appartiene esclusivamente a chi lo vive.

La partecipazione delle operatrici al laboratorio ha assunto un valore importante; condividere la stessa esperienza ha permesso di creare uno spazio comune, rafforzando quella relazione di fiducia che rappresenta uno degli elementi fondamentali del lavoro dei Centri Antiviolenza.

La Via del Ritorno

La seconda giornata si è conclusa con la presentazione di The Way Back – La Via del Ritorno, una nuova opera di danza-teatro che Giada Matteini e le sue ballerine hanno creato appositamente per Rompi Il Silenzio.

Quest’opera, scritta e coreografata da Giada Matteini, nasce dalla sua esperienza personale di sopravvissuta alla violenza domestica e propone una riflessione sul trauma, sul lutto, sulla memoria e sulla possibilità di ritrovare una gioia nuova.

In scena, accanto alla coreografa, le danzatrici, Alisha Khatwani e Chiara Pretelli, hanno costruito un dialogo continuo tra passato e presente. Le loro presenze restituiscono le diverse età della vita, le fragilità, le paure e la forza necessaria per ricostruire la propria esistenza dopo la violenza.

Lo spettacolo affronta anche le sfide che molte donne vivono cercando di conciliare il proprio percorso professionale con la maternità e con le responsabilità di cura, ampliando così la riflessione sul significato dell’autodeterminazione.

L’opera è stata sviluppata grazie alla collaborazione con numerosi centri e associazioni antiviolenza, tra cui Rompi Il Silenzio, La Nara e il Domestic Violence Project di New York City. Questo dialogo costante con le realtà che ogni giorno lavorano accanto alle donne rende il progetto artistico profondamente radicato nella realtà e nelle esperienze delle persone.

Un percorso che continua

Esperienze come questa ricordano quanto il percorso di uscita dalla violenza possa essere costruito attraverso linguaggi differenti e complementari. Il movimento somatico apre uno spazio in cui è possibile tornare ad ascoltarsi, riconoscere le proprie risorse e riscoprire il diritto di esistere pienamente.

Ogni gesto diventa un’affermazione di presenza e ogni movimento ricorda che il corpo non è più e non dovrebbe mai essere, il luogo del controllo esercitato da qualcun altro, ma uno spazio di libertà, di scelta e di vita.

Per questo la collaborazione tra Rompi il Silenzio e WADE continua ad avere un valore speciale: dimostra come l’incontro tra arte e lavoro sociale possa generare esperienze capaci di lasciare un segno profondo, costruendo comunità, alimentando consapevolezza e offrendo alle donne nuove possibilità di riconnettersi con sé stesse.

Un sentito ringraziamento va a Giada Matteini, Chiara Pretelli, Alisha Khatwani, Ai Isshiki e a tutta la comunità di WADE per aver condiviso con il nostro Centro un’esperienza intensa, rispettosa e autentica.

Continueremo a credere nel valore di questi incontri, nella convinzione che ogni percorso di libertà passi anche dalla possibilità di abitare il proprio corpo con sicurezza, rispetto e autodeterminazione.

Per approfondire

Vi invitiamo a consultare il sito di WADE e i progetti artistici e sociali promossi dall’organizzazione, per conoscere il loro lavoro. Per ricevere informazioni e restare aggiornati su eventi e iniziative internazionali dedicate alla prevenzione della violenza di genere attraverso le arti performative potete iscrivervi alla loto newsletter.

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