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Orientiamoci alle differenze

Un percorso formativo per le operatrici di Rompi il silenzio

La grande sfida da raccogliere oggi è pensare alla violenza anche come violenza dei generi sui generi.

La violenza coinvolge tutti gli individui ed ha a che fare con comportamenti violenti e coercitivi, con le intimidazioni, il controllo, i maltrattamenti psicologici, sessuali e sociali.

I campanelli d’allarme sono e restano controllo, svalutazione, minacce, gelosia, possessività, isolamento, manipolazione.

La formazione pensata e tenuta dalla presidente di Arcigay Nazionale Natascia Maesi per Rompi il silenzio si è svolta in due giornate alla fine di gennaio e si è incentrata sulla conoscenza della comunità LGBTQIA+ e su tematiche quali:

  • Linguaggio inclusivo
  • Esperienze vissute
  • Strategie per migliorare l’accoglienza di tutte le soggettività
  • Violenza dentro le coppie dello stesso sesso – same sex

Questo percorso è stato il primo momento di reale confronto e formazione per molte operatrici del CAV su queste tematiche e fondamentale per approfondire la conoscenza della Comunità LGBTQIA+ , partendo dalla voce e dall’esperienza della prima donna presidente di Arcigay nazionale.

L’obiettivo era capire e analizzare in maniera critica la violenza anche all’interno di coppie dello stesso sesso e come questa si nutra della stessa matrice patriarcale che colpisce tutte le donne e le soggettività più marginate e fragili.

Se la matrice della violenza patriarcale è la stessa, sia che colpisca donne etero cis e bianche, sia che colpisca le altre soggettività come donne trans, donne lesbiche, donne intersex, allora perché non provare ad aprire lo sguardo e di conseguenza, l’accoglienza nei CAV?

Natascia ha guidato le operatrici a guardare le cose dalla prospettiva del margine, per riuscire a comprendere le esperienze e i vissuti delle diverse soggettività, provando a pensare un futuro diverso per il Centro Antiviolenza Rompi il silenzio.

L’importanza del giusto linguaggio

La questione della riduttività dell’individuo al solo sesso biologico va affrontata in maniera critica e strutturale per dare più risalto alla parola genere.

Al binomio sesso biologico deve sostituirsi la parola genere assegnato alla nascita, perché la biologia è il regno della diversità e le categorie sono riduttive ed escludenti.

Per questo conoscere la corretta terminologia che riguarda i generi è importante.

Approfondire le lettere dell’acronimo LGBTQIA+ nel dettaglio aiuta nella comprensione di quali siano le caratteristiche, le particolarità e le tematiche legate ad ogni comunità, inclusi gli aspetti critici e le conquiste ottenute nel tempo.

Quali forme di violenza coinvolgono le comunità LGBTQIA+

La violenza all’interno delle coppie same-sex ha vari aspetti : minaccia di outing, critiche all’espressione di genere, sottrazione di farmaci, minaccia di rivelare la positività all’HIV. Sono forme specifiche di violenza che vengono subite dalle persone LGBTQIA+.

Queste forme di violenza vengano sottostimate perché normalizzate e non riconosciute come tali e spesso vengono viste come inevitabili. Per le persone LGBTQIA+ la paura della denuncia è un tema centrale che riguarda il timore di non essere credute e la sottovalutazione del rischio. Spesso quello che pesa in questi vissuti di violenza è anche il giudizio della Comunitàdi appartenenza

Denunciare la violenza in molti casi è visto e vissuto come un tradimento che espone la Comunità ad ulteriori attacchi tra cui il rafforzamento degli stereotipi e lo stigma che già pesa sulla sua identità.

La formazione ha trattato il tema del potere e di quali siano le forme specifiche di violenza che colpiscono la Comunità, ma anche di libertà di espressione, di libertà di definirsi o di non definirsi, e di come le etichette a volte sono utili per riappropriarsi delle propria identità – empowerment, per darsi visibilità – e come altre volte invece siano una prigione che limita chi siamo o chi potremmo essere.

Alcuni temi di rilievo

Natascia ha sempre parlato con molta delicatezza e chiarezza delle varie esperienze riportando i vari vissuti delle persone e invitandoci ad accogliere le differenze che esistono in ognuno di noi.

Nel caso di uomini e donne trans ha spiegato come affrontino difficoltà complesse quali le pratiche per ottenere il cambio di nome nei documenti, un percorso medicalizzante, ma anche di come la transizione possa avere anche risvolti appaganti nell’affermare il genere di appartenenza e di come sia importante uscire dalle generalizzazioni dando importanza ad ogni esperienza come a sé stante.

Vi inviamo a guardare la campagna Chiedimi se sono felice, vite vissute da giovani adolescenti trans e delle loro famiglie.

Per tutta la durata del percorso si è messo il focus sull’intersezionalità e sulla volontà di sospendere il giudizio a favore di uno sguardo attento, accogliente, pronto al dialogo e alla messa in discussione di stereotipi e pregiudizi interiorizzati.

Per molte operatrici riuscire a capire in maniera semplice, ma non banale molti dei concetti e delle esperienze riportate da Natascia è stato fondamentale per sospendere o rimuovere alcuni dei giudizi interiorizzati. La conoscenza, come sempre, si è rivelata fondamentale per decostruire idee, concetti e pratiche scorrette.

La sfida più importante di questo incontro è stata il confronto con se stessi e su cosa si voleva portar via da questa esperienza formativa.

Le opinioni di chi ha partecipato

Patrizia

Questa formazione è stata come fare un viaggio profondo nel riconoscimento di tante vite. Mi sono sentita parte di un cammino necessario che mi ha restituito uno sguardo nuovo, soprattutto nel sentire nel video trasmesso da Natascia le parole di quel papà con la figlia in transizione: Voi, voi cosa avreste fatto di fronte al dolore di vostra figlia?”. L’ha Amata! L’ha ascoltata. Che potenza l’Amore senza condizioni.


Serena

Per me è stata una formazione davvero potente e necessaria. Ha acceso una luce su temi di cui si parla ancora troppo poco, e sui quali è necessario fermarsi. Mi ha fatto riflettere parecchio su cose che diamo per scontate, a partire dal linguaggio e da come le parole possano far sentire una persona vista o esclusa.

Mi porto via nuove consapevolezze, qualche dubbio in più, (che non guasta) e soprattutto la speranza che non resti solo una formazione fine a se stessa, ma qualcosa da portare avanti come progetto.


Giada

Questa formazione si è rivelata indispensabile per capire meglio, a tratti per scoprire, il mondo che cambia, le esigenze delle persone, il rispetto che i percorsi per l’affermazione di sé meritano, nonché la fatica che spesso si nasconde dietro alla realizzazione dell’idea che ognun* ha di sé.


Laura Viola

Come pediatra e come operatrice volontaria di Rompi il silenzio questa formazione mi ha lasciato una consapevolezza semplice ma radicale, che siamo tutt* persone e non categorie. Le differenze vanno riconosciute e rispettate ma quando le etichette si moltiplicano il rischio è che invece di includere finiamo per dividere.

Come già detto, forse il vero passo in avanti non è raggiungere nuove sigle, ma smettere di considerare alcune identità come normali e altre come eccezioni. In questo caso aggiungere una “E” di eterosessualità non sarebbe una provocazione, ma un modo per ricordare che nessuno dovrebbe essere invisibile per definizione.

Nel lavoro di cura e contro la violenza le persone vengono prima delle categorie. Sempre.


Sofia

L’esperienza formativa con Natascia mi ha permesso di sentire un’appartenenza al Centro Antiviolenza e al mio gruppo di compagne che non avevo mai sperimentato prima.

Mi ha fatta sentire più accolta e mi ha trasmesso un senso di libertà e di possibilità che faceva fatica a trovare spazio dentro di me. Ho avuto la possibilità di confermare cose in cui già credevo, ma anche di scoprirne altre e di mettermi in ascolto verso esperienze diverse dalle mie.

Ho accolto l’invito a mettersi in osservazione e in ascolto guardando le cose dal margine, e non dal centro, per capire davvero come la violenza patriarcale sia un problema sistemico e culturale che riguarda tutte le soggettività coinvolte.


Foto di gruppo dei  e delle partecipanti alla giornata di formazione.

Natascia Maesi – Presidente della direzione nazionale Arcigay e formatrice

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