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25 Novembre 2025 Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

A che punto siamo con la lotta contro la violenza sulle donne?

Lo chiediamo alla nostra Presidente Roberta Calderisi, avvocata e attivista dell’associazione Rompi il Silenzio di Rimini.

Che valore ha per voi questa giornata?

Significa ricordare a tutte e a tutti che di fronte alla violenza è necessario non voltarsi mai, non voltarsi dall’altra parte. Significa rifiutare quel silenzio che troppo spesso protegge chi fa del male e isola chi subisce violenza.

Significa dire con forza che la violenza non è mai giustificabile, mai accettabile, mai inevitabile.

La violenza sulle donne non è un fatto privato, non è un incidente, non è una fatalità.

È un problema sociale, culturale e politico. È una ferita che attraversa le case, le strade, i luoghi di lavoro, e che tocca tutte e tutti.

È una ferita che non si rimargina da sola: richiede voce, richiede presenza, richiede il coraggio di riprenderci gli spazi, le case, le strade. Portare la consapevolezza del problema nella quotidianità, non solo un mese all’anno.

Dopo 20 anni di lavoro quale bilancio potete fare sul vostro lavoro come Centro Antiviolenza?

È da 20 anni che siamo al fianco delle donne. Negli anni abbiamo capito l’importanza di avere una presenza capillare sul territorio della provincia di Rimini, per stare il più possibile vicino alle donne vittime di violenza. Abbiamo partecipato a progetti di sensibilizzazione e formazione che coinvolgono anche le scuole e gli spazi giovani, come il progetto Tu lo sai ? relativo al bando Nora – ActionAid.

Il lavoro che negli ultimi anni abbiamo fatto con le giovani generazioni ha di rimando incentivato le giovani donne vittime di violenza di rivolgersi ai nostri sportelli.

Siamo consapevoli che la cultura del patriarcato permea talmente la nostra cultura che il lavoro da fare è ancora molto.

Quali sono le misure che si dovrebbero attuare a livello sociale e istituzionale per fare davvero la differenza nel contrasto alla violenza sulle donne?

Non vogliamo più leggere sentenze dei Tribunali in cui si parla di comprensione per un uomo che ha massacrato la moglie, addossando in parte la responsabilità alla donna perché avrebbe “distrutto il matrimonio”. Questo significa perpetuare la più pericolosa delle narrazioni: quella che colpevolizza la vittima e assolve l’aggressore. È la stessa logica patriarcale che, fino a pochi decenni fa, giustificava il delitto d’onore e il matrimonio riparatore.

Non vogliamo più leggere titoli di giornali in cui l’uomo che ammazza la moglie viene descritto come un bravo padre o di riportare frasi come “andava tutto bene” o ancora immagini felici della vittima e del suo assassino, perché questa scelta narrativa oscura la realtà della violenza.

È quindi necessario e urgente che siano le istituzioni, i politici, le forze dell’ordine, gli operatori del diritto, e tutti coloro che hanno a che fare con la violenza di genere e le sue vittime a comprendere l’importanza di una formazione continua, vista l’urgenza di contrastare le nuove forme di violenza digitale che riguardano soprattutto le giovani donne.

Non ci devono essere alibi. Serve un governo che metta in primo piano risorse e impegno per eliminare la violenza contro le donne. Dover sentire una ministra che afferma di non trovare correlazione fra i femminicidi e l’educazione sesso affettiva nelle scuole è un arretramento culturale e uno svilimento del lavoro sinora fatto per contrastare la violenza di genere.

L’educazione è un dovere dello Stato e della società tutta, non una questione privata, ma pubblica.

Perché la violenza di genere si combatte costruendo giorno dopo giorno una cultura diversa, relazioni diverse, modelli diversi.

Una società che educa al rispetto non solo nelle emergenze, ma nei gesti quotidiani: nel linguaggio che usiamo, nelle battute che decidiamo non siano affatto divertenti, negli stereotipi che scegliamo di non tramandare ai nostri figli, nelle relazioni che viviamo in prima persona.

La violenza si combatte con la legge, sì, ma anche con la scuola, con la famiglia, con i media, con la politica.

Quale messaggio vorreste portare in questa giornata contro l’eliminazione della violenza sulle donne?

Oggi ricordiamo le vittime attraverso i loro nomi, i loro volti, le loro storie, che vivono dentro di noi. Non vogliamo che diventino numeri, che vengano dimenticate, che la loro memoria sia trasformata in una tragica normalità.

Vorremmo ribadire che ogni volta che una donna viene uccisa, la società intera fallisce, che ogni volta che una donna deve chiedere aiuto e non lo trova, abbiamo mancato tutti.

Vogliamo anche ricordare le tantissime donne che dalla violenza sono uscite, che ne sono venute fuori con il nostro sostegno e con quello di altri centri antiviolenza.

Continuiamo ad impegnarci ogni giorno affinché nessuna donna avrà più paura di vivere la propria vita, affinché non sia più costretta a difendersi, a giustificarsi, a sparire.

Andiamo avanti, insieme donne e uomini.

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