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Fare formazione contro la violenza partendo dagli stereotipi di genere

Intervista ad una delle operatrici di Rompi il silenzio

Abbiamo chiesto a Sofia di raccontarci come fare informazione contro la violenza partendo dagli stereotipi di genere.

Raccontaci qualcosa di questo progetto

Nel primo trimestre dell’A.S. 2025-2026 il primo ciclo di formazione tenuto da Rompi Il Silenzio è stato fatto grazie al progetto Verso una cultura inclusiva, realizzato in partenariato con Enaip Associazione Centro Zavatta Onlus.

Il progetto prevede

  • Workshop rivolti ad adolescenti – scuole medie e superiori
  • Incontro sulla prevenzione contro la violenza di genere rivolto a genitori e insegnanti
  • Un incontro con la polizia postale
  • Incontro sulle esperienze dirette nel mondo del lavoro fuori dagli stereotipi di genere

Ad oggi si sono conclusi i workshop con le ragazze e i ragazzi delle scuole medie un ciclo di 3 incontri per classe della durata di 2h ciascuno. Gli incontri si sono tenuti nelle scuole secondarie di primo grado Angelo Battelli di Novafeltria e nella scuola secondaria di primo grado Alfredo Panzini di Bellaria Igea Marina.

Il percorso si è concentrato sul tema degli stereotipi di genere. Insieme ai ragazzi e alle ragazze abbiamo affrontato il modo in cui gli stereotipi possono trasformarsi in pregiudizi e discriminazioni.

Come è stato lavorare con le classi della suola secondaria di primo grado? Come sono le ragazze e i ragazzi di oggi?

Lavorare con i ragazzi e le ragazze è sempre impegnativo e lo è ancor di più se si deve portarli a ragionare su temi sensibili, cercando di rimuovere luoghi comuni e stereotipi di genere ormai consolidati nel linguaggio quotidiano.

Lavorare con le classi ci ha fatto capire che ragazze e ragazzi comprendono l’importanza di parlare, della parità, dell’uguaglianza e dell’inclusione. La maggior parte ha saputo esprimersi e ha voluto farlo in maniera chiara e attenta.

Sia ragazze che ragazzi hanno saputo condividere le loro esperienze personali sulle discriminazioni subite.

Dal lavoro insieme e dai loro esempi abbiamo costruito discussioni e valorizzato il dialogo, perché si potessero sentire viste, visti, capite, capiti, ascoltate e ascoltati.

Come si sono svolti gli incontri?

Il primo incontro è servito a rompere il ghiaccio, presentarsi e creare un clima di fiducia, dialogo e rispetto reciproco. In entrambe le scuole i ragazzi e le ragazze si sono da subito aperti al confronto con noi, molti di loro avevano davvero voglia di parlare e condividere i loro pensieri sul tema.

Abbiamo cercato di non forzarli, dando loro l’opportunità di esprimersi con i loro tempi e accogliendo ogni intervento, valorizzando la loro visione delle cose e il loro sentire.

Per avviare la conversazione abbiamo iniziato a parlare di stereotipi raccogliendo idee e opinioni spontanee e guardando due brevi video Giovanni e Run like a girl sull’impatto negativo che hanno gli stereotipi sui ragazzi e le ragazze.

In seguito abbiamo chiesto loro di scrivere ciò che pensavano su post-it, in forma anonima, le loro sensazioni e quello che li aveva colpiti dei video. Sono emerse cose molto profonde e soprattutto una grande consapevolezza sul tema che ci ha stupiti.

Successivamente abbiamo chiesto loro di disporsi in semicerchio attorno a due scatole, una che riportava la scritta Cosa significa essere maschi e l’altra con su scritto che Cosa significa essere femmine. Le due scatole sono state poi affiancate da una ciotola contenente varie frasi con stereotipi maschili e femminili, ma senza indicare il genere. Ognuno ha poi scelto una frase e l’ha posizionata nelle scatola che riteneva più pertinente ed infine abbiamo commentato insieme il risultato.

Questa condivisione è stata preziosa e ha coinvolto maggiormente il gruppo, è stato il momento in cui si sono sentiti più a loro agio.

Molti di loro ci hanno detto che non esistono cose da maschi e cose da femmine e che avrebbero voluto una terza scatola in cui mettere i bigliettini sia per un genere che per l’altro indifferentemente.

Nel secondo incontro abbiamo introdotto il tema dei pregiudizi e delle discriminazioni di genere per riflettere in che modo ci influenzano costantemente e condizionano i nostri diritti.

A partire da questo, abbiamo poi incentrato l’attività sull’esercizio La linea degli stereotipi. Abbiamo creato a terra tre aree: VERO, FORSE, FALSO e letto diverse frasi stereotipate, in modo che le ragazze e i ragazzi potessero spostarsi negli spazi che rappresentavano la loro opinione, rendendo visibile il loro accordo, disaccordo, dubbio rispetto all’affermazione posta.

Ad esempio, all’affermazione I maschi non piangono, alcuni si sono spostati sul VERO, altri sul FORSE, altri sul FALSO. Ad ogni fase dell’attività è seguito un momento di confronto, dibattito e restituzione.

Abbiamo ascoltato ogni volta le motivazioni di ogni parte e cercato di capire insieme a loro gli stereotipi interiorizzati o assorbiti nelle relazioni in classe, in famiglia o nella società in generale, in modo che potessero aprirsi, raccontando le proprie esperienze personali.

Per molti di loro è stato più facile capire il concetto di stereotipo muovendosi nello spazio e ascoltando i racconti degli altri.

Nel terzo e ultimo incontro abbiamo chiesto alla classe, divisa in gruppetti di 5 persone ciascuno, di capovolgere e di rendere più inclusive e libere dagli stereotipi le frasi che abbiamo letto nell’attività precedente: tre frasi rosse, negative e stereotipate da cambiare in frasi verdi positive e inclusive.

Le frasi sono state poi raccolte in un cartellone che è rimasto alla classe.

La seconda parte dell’incontro l’abbiamo dedicata ad un momento di condivisione più intimo e personale: disposta la classe in semicerchio, abbiamo utilizzato le carte del gioco da tavolo Dixit affinché le illustrazioni potessero essere liberamente abbinate alle cinque affermazioni lette ad alta voce.

Ognuno doveva scegliere la carta con il disegno che per lui o per lei rappresentava la frase detta, per poi spiegare al gruppo il perché della scelta.

Quali sono stati gli aspetti positivi e negativi di questi incontri?

Il corpo decente coinvolto si è dimostrato aperto al progetto e i singoli insegnanti hanno provveduto ad introdurre e preparare le classi agli incontri e questo è un elemento importante e positivo e contribuisce a rafforzare le finalità del percorso.

Le insegnanti ci hanno riferito che questa esperienza ha contribuito a disinnescare molte dinamiche problematiche già presenti in classe.

Ogni studentessa e ogni studente si è sentito di poter parlare liberamente e di intervenire senza sentirsi giudicato.

Molti di loro hanno espresso la volontà di continuare il percorso e poter parlare di questi temi. Ci hanno detto di aver imparato molte cose nuove e che senza di noi non avrebbero avuto uno spazio in cui esprimersi così tanto, conoscere a fondo il tema degli stereotipi.

Per molti è stato interessante scoprire di più i compagni e le compagne attraverso le loro condivisioni, anche intime. Molte insegnanti hanno preso spunto da questa esperienza per continuare ad approfondire le tematiche sviluppate negli incontro, ma Molti di loro hanno rafforzato le loro opinioni, altri le hanno cambiate, altri ancora hanno detto di aver imparato a mettersi nei panni degli altri.

Sia le classi che le rispettive insegnanti avrebbero voluto che il percorso durasse più a lungo a riprova del fatto che c’è bisogno di favorire il dialogo tra le persone e in presenza.

Costruire relazioni di fiducia richiede tempo e costanza e perché non tutti i gruppi classe hanno stessi ritmi, stessi livelli di coesione e di confidenza interna.

Come è possibile per le scuole e non solo, contattarvi e partecipare a questa esperienza?

Potete contattarci per email o chiamando il nostro centralino. Specificando target, bisogni e periodo in cui vorrebbe svolgere l’attività.

Ricordiamo che le scuole non hanno costi di partecipazione ai laboratori.

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