La violenza contro le donne, così come appare dalle ricerche effettuate in ambito nazionale ed anche nella nostra regione, si delinea come un evento a forte impatto sociale, anche in considerazione del fatto che i dati raccolti costituiscono solo una parte delle violenze che accadono. Un elemento allarmante che questi studi mettono in risalto, è una percentuale preoccupante che riguarda la violenza intrafamiliare su altri tipi di violenza e questo suggerisce che, oltre alle donne, ci sono bambini che, quando non subiscono direttamente la violenza, crescono in un ambiente connotato da tale forma di devianza.
Il mondo del volontariato in primis e la successiva integrazione con le Istituzioni ha permesso la creazione di Centri Antiviolenza e Case Rifugio, finalizzati a fornire consulenza, ascolto, sostegno ed accoglienza a donne, anche con figli, minacciate o vittime di violenza fisica, sessuale, psicologica e di costrizione economica.
In questi luoghi le donne possono trovare risposte al loro bisogno di protezione, sicurezza ed aiuti concreti per uscire dalla situazione di violenza, tramite una metodologia di intervento che permette loro una rielaborazione dei propri vissuti, l'utilizzo delle risorse del territorio e il confronto con altre donne che hanno vissuto esperienze analoghe.
In Italia i Centri Antiviolenza sono circa un centinaio, una decina solo nella nostra Regione, segno evidente della sensibilità dei Comuni ed anche della pronta risposta alla Legge Regionale (L.R.12 marzo 2003, n.2 'Norme per la promozione della cittadinanza sociale e per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, in particolare art. 5 comma 4 lett. F), legge che non solo pone l'accento sul ruolo fondamentale che le associazioni svolgono nel sistema integrato dei servizi locali, ma raccomanda ai Comuni l'istituzione di 'servizi ed interventi quali case e centri antiviolenza'.
La risposta concreta da parte delle istituzioni all'opera che i centri svolgono, consente di ottimizzare i servizi offerti e di dare una continuità agli interventi e ai progetti; il coinvolgimento diretto delle istituzioni evidenzia, inoltre, una reale presa di coscienza e un riconoscimento della violenza alle donne come problema sociale diffuso.
La 'punta dell'iceberg' di queste guerre familiari (i fatti appena accaduti nella nostra città lo confermano), fatte di mille battaglie combattute in solitudine, in cui raramente il carnefice viene fermato e punito adeguatamente, non può fornirci la vera dimensione del problema: le donne vittime, nella maggior parte dei casi (il 96% dalla recente indagine Istat), vivono in silenzio e solo di rado trovano la forza di urlare il loro dolore, di denunciare il loro aguzzino, quando non sono fermate prima.
Non è un caso che la prima, ed unica in provincia, Associazione di Volontariato che si occupa di donne vittime di violenza si chiami proprio Rompi il silenzio.
La scelta di un nome che ci identificasse non è stata difficile man mano che prendevamo coscienza della complessità e vastità del fenomeno che avevamo deciso di affrontare: volevamo aiutare le donne a ritrovare la voce, volevamo urlare insieme a loro.
Nel territorio provinciale la rilevanza quantitativa e qualitativa della violenza contro le donne ha richiesto di conoscere e contrastare tale fenomeno con interventi rivolti sia alle singole donne sia alle diverse istanze della realtà cittadina, ma, almeno fino a poco tempo fa, il fenomeno violenza era gestito quasi esclusivamente nell'ambito dell'emergenza, raramente in un'ottica di prevenzione e l'ambito dell'ascolto/sostegno era supportato esclusivamente da figure professionali.
Si è ritenuto fondamentale per la donna che subisce una violenza, potersi confrontare principalmente con un'altra donna, senza mediazioni di tipo tecnico (psicologo, assistente sociale, altre figure di tipo socio sanitario), nella consapevolezza che l'ottica di genere ha un impatto ed una valenza diverse nei confronti delle donne e può costituire il primo passo verso il recupero dell'autostima.
Da oltre un anno abbiamo attivato un centralino telefonico (risponde al n. 346 5016665 nei giorni di lunedì, mercoledì, venerdì dalle ore 15,00 alle ore 19,00) e dallo stesso periodo, nonostante non avessimo una sede fissa ma utilizzassimo ambienti 'di fortuna', abbiamo iniziato a ricevere le donne per i colloqui individuali.
In 14 mesi di attività abbiamo iniziato un percorso con 23 donne, numero di tutto rispetto se si pensa alla ancor scarsa visibilità dell'Associazione, alla totale mancanza di fondi e che tutta la gestione, dall'attività amministrativa a tutto ciò che concerne la relazione con le donne, è affidato a volontarie, opportunamente formate per l'accoglienza delle donne vittime di violenza o in momentaneo stato di disagio.
Lo spazio che abbiamo costruito in piena autonomia, che garantisce l'anonimato e fornisce servizi completamente gratuiti, è uno spazio in cui donne in temporanea difficoltà per avere subito violenza sessuale, fisica o psicologica, possono trovare ascolto ed accoglienza, riflettere in tranquillità e costruire un proprio percorso di uscita dalla violenza attraverso la relazione e il confronto con altre donne: dal riconoscimento della donna come soggetto attivo nel proprio processo di autonomia, consegue che la relazione non risponde solo a caratteri di pura assistenza, ma a quelli della solidarietà e del massimo diritto alla riservatezza.
Dal mese di febbraio, inoltre, l'incontro tra Provincia ed Associazione ha realizzato, nell'ambito di quel grande e meraviglioso contenitore che è lo Sportello Per Lei, il primo sportello ('Per Lei Antiviolenza e Stalking') gestito esclusivamente dalle stesse operatrici dell'Associazione, che ha completamente messo a disposizione dello sportello gli obiettivi e la metodologia di intervento:
Dall'apertura dello sportello (febbraio 2007) a tutt'oggi, le donne che si sono rivolte a noi presso lo Sportello Per Lei ('Per Lei Antiviolenza e Stalking') per consulenza sono state 7 su di un totale di 60 nuovi casi (5 di nazionalità italiana, 2 di nazionalità straniera; fascia d'età dai 26 ai 50 anni), per le quali, dopo un primo colloquio di individuazione dei bisogni e su richiesta della donna stessa, è stato facilitato l'invio presso consulenti specifici (avvocata, psicologa, etc) e con le quali si è cercato di costruire un percorso di 'recupero'.
L'operatrice dello sportello 'Antiviolenza e Stalking' è presente nella sede della Provincia di Rimini in P.le Bornaccini, 1, al terzo piano, ogni martedì dalle ore 14,30 alle 16,30 e riceve su appuntamento telefonando al numero della Provincia, 0541/634821/22. Il servizio è completamente gratuito.